Lo shiatsu che facciamo...

Non ho avuto modo di conoscere molto bene Mario Vatrini e di essere esposto ai suoi insegnamenti, un pò per motivi anagrafici, un pò per ragioni geografiche. Qualche seminario lungo un week end e qualche serata di pratica insieme. A volte però bastano due parole dette al momento giusto, due minuti in quell'attimo in cui si è più aperti ad imparare per farti capire delle cose.

Una di queste cose che ho capito è che lo shiatsu che facciamo è lo shiatsu che abbiamo ricevuto.
Se siamo bravi.
Se siamo bravissimi, con un pò di applicazione, possiamo andare anche oltre.
Ma è veramente difficile fare qualcosa che non si è mai visto, mai sentito.
Qualcosa che non riusciamo neanche ad immaginare, è difficile che riusciamo a ripeterla.
Per questo è importante, anzi essenziale, per chi fa shiatsu, ricevere dei trattamenti. Lo shiatsu non è nato come una cosa che qualcuno fa SU qualcun'altro, ma come scambio: io faccio shiatsu con te, e tu dopo tratti me.
Nella pratica di lavoro non funziona così, è chiaro. Basta esserne consapevoli.
Il problema è quando chi fa shiatsu inizia a credere alla storia del 'terapeuta', del 'guaritore' e dello 'shamano' da cui si la gente va per farsi curare. In quel momento stiamo davvero allontanandoci dall'essenza dello shiatsu, ma non per motivi ideologici. Direi invece proprio per ragioni di struttura della disciplina che facciamo.
Capiamoci, lo shiatsu E' efficacissimo, a volte risolutivo.
Ma stranamente (e direi fortunatamente) perde la sua efficacia proprio nel momento in cui chi lo fa passa da sperimentatore sorpreso, da allievo consapevole di affacciarsi su un panorama di fenomeni complessi ad essere un sicuro dispensatore di pressioni salvifiche e un amministratore di energie che sposta e dirige dove vuole (pensa lui :) )

Qualunque operatore shiatsu, indifferentemente dalla scuola che ha frequentato e dello stile che ha imparato, potrà elencarvi a memoria le caratteristiche di una corretta pressione:la perpendicolarità, la costanza e tutte le altre belle cose che ci raccontano, e a volte ci raccontiamo da soli.

Ma SENTIRE una pressione shiatsu profonda, perpendicolare e costante è diverso. Sentirla da qualcuno che la vive davvero, che la sa fare e sa stare li con te, e tutti quei concetti li mette in pratica pressione dopo pressione à DAVVERO una altra cosa.

Forse è questa la cosa davvero bella dello shiatsu: che, come un'arte preziosa e nascosta, non può che passare attraverso le mani, attraverso l'insegnamento silenzioso di chi, prima di noi, ha sentito delle cose e ora ce le sta trasmettendo. Nessun libro e nessuna parola può sostituirsi a questo. Solo l'esserci e l'avere sentito.

Buono shiatsu

Simone

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