Ideogrammi cinesi

I Cinesi ad un certo punto della loro storia hanno deciso di non scrivere, di non traslitterare la loro parola, cioè di non tradurre in linguaggio, in lettere, ma di fare dei disegni.
Hanno deciso di trasmettere il loro pensiero attraverso dei tratti, attraverso dei disegni veri e propri.
Questi disegni si chiamano pittogrammi, ideogrammi, disegni ideografici.
La stessa parola “ideogramma”, identifica che questo modo di trasmettere qualche cosa, una nozione, è simile ad una idea.
Qual è la caratteristica di un’idea?
La caratteristica di un’idea è quella di non essere fissa.
L’idea è qualcosa che è sempre in evoluzione e, soprattutto, attraverso un’idea io sono in grado di comunicare ad un altro non tanto una definizione, ma un ambito, alquanto ponderabile – se io disegno un albero, è un albero – oppure posso disegnare ad esempio una situazione che significa allegria.
Se io scrivo o leggo “allegria” il mio cervello attiva un meccanismo che tende a definire la parola come un’affermazione o come un atteggiamento o attitudine , se io vedo l’ideogramma dell’allegria, questo ideogramma può indurre in me, come un’idea, qualche cosa di diverso, il pittogramma propone una situazione precisa ma nel contempo differente rispetto ad un’altra persona.
L’ideogramma è proprio questo.
Quindi, i Cinesi hanno deciso ad un certo punto di trasmettere le sensazioni attraverso un linguaggio ideografico, cioè tradurre l’idea in un tratto.
Molto spesso i tratti sono simili a situazioni conosciute: una mano che prende per i capelli una donna, e questo significa collera; un martello che rompe un’opera d’arte preziosa, e questo significa paura; ecc.
Qual è il meccanismo che i Cinesi hanno tentato di instaurare?
Quello di unire direttamente l’osservatore a qualche cosa che dev’essere osservato.
Cosa facciamo noi quando leggiamo un romanzo?

Leggiamo la sensazione di qualcuno che ha visto qualcosa, l’ha tradotta in parole – quindi grammatica, lessico, tutto quello che volete voi – e poi ha abbellito (o imbruttito) dal suo punto di vista la realtà.
Dopo di che noi, quando leggiamo un romanzo, che cosa facciamo?
Fotografiamo, cerchiamo di immaginare e di posizionare l’immagine che il testo propone nella nostra testa.
L’ideogramma salta questa fase.
Uno vede un’immagine e subito ha la sensazione di ciò che c’è scritto, quando conosce questo ideogramma, naturalmente.
Da un altro punto di vista questo ideogramma ha la possibilità di essere interpretato, proprio come un’idea, e di non essere chiuso in una parola, in un aggettivo.
Questo è l’aspetto simbolico, è l’aspetto con cui noi dobbiamo avere a che fare, perché quando parliamo di energetica parliamo di Cina, di estremo oriente in generale, e parliamo di una lingua che usa il tratto, che si vuole far vedere.
Cioè bisogna osservare.

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